Obesità
Alcuni forse lo ignorano, ma l’obesità è considerata dal mondo scientifico una malattia; non quindi un semplice eccesso di peso, ma una patologia ben definita, profondamente legata ad altre malattie, di cui può favorire la comparsa.
Di fronte agli ultimi dati, la comunità scientifica non esita a definire questo fenomeno una “epidemia globale”, in quanto costantemente in aumento, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo: secondo i più recenti studi, nel mondo vi sono circa 1,6 miliardi di persone sovrappeso, di cui 400 milioni sono da considerarsi obese. Il fenomeno è più marcato in Nord-America e in Europa: negli Stati Uniti il 65% della popolazione è soprappeso, e la percentuale di obesi raggiunge il 32%. Nel vecchio mondo si calcola vi siano circa 400 milioni di soggetti sovrappeso, tra cui 130 milioni di obesi; oltre un milione di persone muore ogni anno a causa di questa malattia. In Italia, il 34% della popolazione adulta è soprappeso, di cui il 9% obesa.
L’obesità si caratterizza nella sua forma più evidente da un eccessivo aumento ponderale, cioè l’individuo mangia più di quanto non riesca a smaltire attraverso l’attività fisica. Questi due termini sono fondamentali: una condizione di obesità è determinata soprattutto da una cattiva alimentazione e da una vita troppo sedentaria. Ma ciò che desta grande preoccupazione, al di là delle immediate conseguenze, è la forte correlazione che l’obesità ha con altre malattie (comorbilità).
Per capire se un individuo è obeso oggi si adotta una scala di valori che si rifanno all’Indice di Massa Corporea (BMI, Body Mass Index). Calcolarlo è semplice: è sufficiente dividere il proprio peso in chilogrammi per il quadrato della propria altezza, espresso in metri. Attualmente è la forma più usata per una immediata diagnosi, data la semplicità di rilevazione. Per una persona adulta, un valore compreso tra 18,5 e 24,9 è da considerarsi nella norma; diviene indice di soprappeso se raggiunge 25; in caso di valori pari o superiori a 30, si è di fronte a forme di obesità. Più complicato il calcolo per un bambino, in quanto soggetto a repentini cambiamenti dovuti al normale processo di crescita: eppure è proprio questa classe d’età quella che desta più preoccupazione nel mondo medico, a causa dell’enorme diffusione dell’obesità infantile.
Cause dell’obesità
L’enorme diffusione dell’obesità è stata favorita da vari fattori: veloci cambiamenti sociali, economici e culturali. Questi mutamenti hanno determinato una costante diminuzione della pratica dell’attività fisica, favorendo uno stile di vita molto più sedentario; sono cambiate le abitudini alimentari, con un aumento del consumo di alimenti e bevande ad alta densità calorica (cioè con alte percentuali di grassi e zuccheri) e poveri di nutrienti, a scapito di una dieta bilanciata, ricca di frutta e verdura.
Da più studi è emerso che nelle classi sociali più svantaggiate (minor reddito, minor grado di scolarizzazione, minori possibilità di accesso alle cure) l’obesità si sta diffondendo. Le condizioni socio-economiche sono quindi una delle cause di aumento dell’obesità: fasce sociali a basso reddito incontrano più difficoltà nell’accesso a palestre, vivono in zone dove non si incoraggia l’attività fisica, spesso devono optare per cibi meno costosi, di più bassa qualità nutrizionale e quindi meno salutari.
Alcuni studi recenti condotti nel Regno Unito su coppie di gemelli (sia eterozigoti sia omozigoti) hanno confermato la teoria che l’obesità è legata anche a fattori genetici, che rendono un individuo maggiormente predisposto all’aumento di peso.
Tuttavia, la sola predisposizione non è una spiegazione sufficiente al dilagare della malattia, e non deve quindi essere considerata una giustificazione. Non bisogna dimenticare i profondi aspetti psicologici correlati all’obesità, che possono influire enormemente sul grado di accettazione della malattia, con esiti in grado di compromettere un’eventuale terapia di recupero di una persona. Solitamente, un individuo grasso viene isolato, col rischio di incorrere in una vera e propria segregazione sociale: minori probabilità di promozioni sul lavoro, stipendi inferiori, alta probabilità di rimanere single. Tutti questi aspetti condizionano il proprio grado di autostima e accettazione di sé, oltre che la stessa vita quotidiana, rendendo più facile la caduta in uno stato di depressione.
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La malattia
L’obesità è una condizione che va oltre l’eccesso di peso: è una malattia strettamente legata all’insorgere di altre forme patologiche croniche, cioè che persistono per tutta la vita. E’ uno degli aspetti più preoccupanti, in riferimento all’enorme diffusione dell’obesità, ma in particolare per quanto riguarda l’obesità infantile, poiché significa che un soggetto giovane dovrà convivere molti anni di più rispetto ad un adulto con questa patologia e le altre legate ad essa; spesso, infatti, chi è obeso fin da piccolo lo rimane anche da adulto. Oltre ad un danno sociale, questo implica un elevatissimo costo per la spesa sanitaria: nella regione europea dell’OMS si calcola che il 6% delle spese sanitarie sia legato all’obesità degli adulti; solo in Italia il 10% serve per curare malattie legate all’obesità, negli Stati Uniti questa percentuale arriva al 36%.
Le patologie che una condizione di obesità può favorire sono malattie cardiovascolari, ictus, tumori, diabete. Solo per portare un esempio, la popolazione mondiale che soffre di diabete adulto (la forma legata al sovrappeso) è aumentata di cinque volte tra il 1985 e il 1998. Ma l’obesità è uno dei principali fattori di rischio anche di altre malattie: ipertensione, problemi respiratori, asma, problemi in gravidanza, disadattamento sociale. Quest’ultimo aspetto non è da sottovalutare: sono frequenti le discriminazioni di cui sono oggetti gli obesi, come minori probabilità di ottenere promozioni sul luogo di lavoro, percepire guadagni inferiori, alte probabilità di rimanere single; tutti aspetti che possono favorire anche la comparsa di atteggiamenti depressivi, riducendo così le possibilità per un soggetto di trovare le forze per cambiare la sua condizione.
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Obesità infantile
Spesso ci si preoccupa quando un bambino non mangia abbastanza, mentre l’atteggiamento contrario non richiama adeguata attenzione; anzi, il fatto che un bimbo mangi molto è interpretato come sintomo di benessere. In realtà, l’obesità infantile è in costante e preoccupante aumento, e desta molta preoccupazione nel mondo scientifico. Si calcola che questa patologia sia la più diffusa nell’età infantile: circa il 20% dei bambini in Europa è da considerarsi sovrappeso, e di questi un terzo è obeso. In Italia, secondo il Ministero della Salute, un bambino su quattro è obeso: si stima che un milione e settecentomila ragazzi tra i 6 e i 17 anni sia affetto da obesità, con maggior incidenza nella fascia d’età tra i 9 e i 13 anni (30,4%).
Una corretta alimentazione in età evolutiva è indispensabile; come per gli adulti, anche per i bambini un rapporto negativo con il cibo e una vita sedentaria sono i fattori più comuni per andare incontro all’obesità. Mangiare in maniera sregolata (merendine, bevande gasate zuccherate, etc.) e praticare poca attività fisica sono comportamenti molto diffusi tra i ragazzi. Eppure l’esercizio fisico è indispensabile per aiutare un bambino a crescere, sia a livello fisico (redistribuzione tra tessuto muscolare e tessuto adiposo) sia psicologico.
Non bisogna poi dimenticare l’ambiente domestico: la prima formazione di un bambino avviene in famiglia. È qui che acquisisce le prime esperienze di vita, spesso prendendo a modello i genitori; purtroppo, un bimbo raramente è in grado di distinguere comportamenti positivi e negativi: a proposito di obesità, in Italia il 25% dei bambini sovrappeso ha un genitore nelle stesse condizioni, percentuale che sale (34%) nel caso in cui entrambi i genitori siano obesi. In quest’ottica, i genitori dovrebbero essere i primi a dare un buon esempio, consapevoli molto più che il figlio che una sana alimentazione, accompagnata da attività fisica, è indispensabile per lo sviluppo del bambino.
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Attività fisica
Qualsiasi intervento di contrasto all’obesità non può prescindere da un recupero di una certa attitudine al movimento. Non è necessario iscriversi ad una palestra per effettuare efficaci e semplici esercizi volti a migliorare il nostro peso corporeo, oppure a mantenerlo in forma; spesso anzi è sufficiente rinunciare a qualche piccola comodità, preferendo un’alternativa più salutare. Sono sufficienti trenta/quaranta minuti al giorno da dedicare all’attività fisica, tempo che può essere suddiviso a piacere durante l’arco della giornata. L’importante è effettuare questi esercizi con lo spirito giusto, scegliendo quelli che più piacciono.
Qualche esempio: al posto di utilizzare l’ascensore è preferibile fare le scale a piedi; se si possiede un cane portarlo a spasso quotidianamente, fare passeggiate, usare la bici al posto della macchina e via dicendo.
Di seguito, alcuni esempi di attività fisica quotidiani e delle relative calorie consumate
| ATTIVITA' | KCAL CONSUMATE/30 MIN |
|---|---|
| Stirare | 60 |
| Pulire i pavimenti |
110 |
| Lavare la macchina a casa |
120 |
| Correre | 380 |
| Camminare in piano |
140 |
| Camminare in salita |
450 |
| Camminare in discesa |
150 |
| Giocare a tennis |
240 |
| Giocare a calcio o nuoto |
300 |
| Pedalare lentamente |
90 |
| Pedalare velocemente |
260 |
| Salire le scale |
250 |
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Interventi sull’obesità
Poiché dal mondo scientifico l’obesità è considerata una malattia, è necessario stabilire anche una terapia. Due sono i principali interventi che si possono adottare nei confronti dell’obesità: la prevenzione e il trattamento.
La prevenzione coinvolge tutta la popolazione, in particolare i soggetti più a rischio sovrappeso e obesità: si invita ad adottare uno stile di vita sano, attraverso una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica. Ma sono necessari anche interventi di maggior portata, promossi da istituzioni, associazioni, scuole, famiglie. Predisporre metodi di intervento di tal genere può favorire un arretramento del fenomeno.
Il trattamento riguarda le persone che sono già sovrappeso od obese. Innanzitutto, bisogna conoscere il paziente, per comprendere quanto sia reale la sua motivazione al cambiamento, intraprendendo una terapia; spesso, infatti, il soggetto obeso non ha una piena concezione della propria condizione di malato, e quindi ha pochi stimoli. Attestata la reale voglia di guarire, il paziente inizia un processo di cambiamento del proprio stile di vita. Le indicazioni sono quelle più volte riportate: migliori abitudini alimentari, anche attraverso un programma di dieta, al fine di ridurre il peso corporeo, e attività fisica per il mantenimento dei progressi.
Uno degli aspetti a rischio a proposito del trattamento è la breve durata della sua efficacia: spesso le persone che hanno superato la fase di obesità dopo qualche anno tendono a recuperare i chili che avevano perso. Si rende quindi necessaria un’opera a lungo termine, e prima di ogni altra cosa è il paziente stesso che deve comprendere questa necessità. E’ indispensabile responsabilizzare la persona: questo richiede maggiori sforzi, sia da parte dei medici che del paziente, ma offre più garanzie sul mantenimento dei risultati.
Nei casi più estremi vi è anche la possibilità di ricorrere ad un trattamento farmacologico; tuttavia, poiché non esistono medicinali efficaci per il controllo del peso nel lungo periodo, oggi si adottano farmaci per un periodo limitato, e quindi non risolutivi della malattia. Motivazione, giusta dieta e attività fisica sembrano le migliori strategie. È bene poi ricordare che curare l’obesità non si esaurisce nell’eliminazione della singola malattia, ma contribuisce a ridurre i rischi di contrarre altre patologie correlate.
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Carta europea
La preoccupazione destata dal dilagare dell’obesità ha spinto i paesi della Regione europea a adottare la Carta europea sull’azione di contrasto all’obesità, dove sono contenuti i principi guida e le aree d’azione a livello locale, regionale, nazionale e internazionale.
In essa i partecipanti riconoscono la minaccia globale dell’obesità, in particolare quella infantile, e si impegnano a porre il problema al primo posto nell’agenda politica dei rispettivi governi.
Il metodo attraverso il quale si è giunti a definire principi e regole d’azione ha determinato un cambio di prospettiva: non più un problema da affrontare singolarmente Stato per Stato, ma una sfida congiunta internazionale. Il fenomeno non è solo di carattere sanitario, ma multidisciplinare: la malattia, oltre a coinvolgere l’aspetto salutistico, si estende anche agli ambiti sociale, economico ed ambientale. Il nuovo approccio si evidenzia scorrendo l’elenco dei Ministeri invitati a collaborare: agricoltura, alimenti, finanza, commercio ed economia, affari dei consumatori, sviluppo, trasporti, pianificazione urbana, istruzione e ricerca, affari sociali, lavoro, sport, cultura, turismo.
L’obesità è un fenomeno reversibile, che deve essere fronteggiato subito con iniziative che, abbracciando svariati campi (sociale, economico, ambientale e sanitario), possano determinare un’inversione di tendenza entro il 2015. Un progetto di così vasta portata necessita, alla base, di una reale volontà politica, leadership e chiari mandati governativi, il tutto per assicurare una reale cooperazione tra gli Stati. Presuppone la volontà di intrecciare collaborazioni a più livelli: governi, società civile, settore privato, reti di professionisti, media, organizzazioni internazionali e tutti gli altri portatori di interesse (stakeholders): ogni soggetto diventa in parte responsabile degli avanzamenti del progetto. Come si legge nella Carta: “Un’azione internazionale è essenziale per supportare le politiche nazionali. L’obesità non è più una sindrome delle società ricche; sta diventando altrettanto diffusa nei Paesi in via di sviluppo così come in quelli con economie di transizione […]. L’avvio di azioni intersettoriali resta una sfida e nessun Paese finora è stato effettivamente in grado di tenere l’epidemia sotto controllo.”
Il cambiamento di prospettiva è confermato anche nella suddivisione delle responsabilità: i malati non sono più considerati gli unici responsabili della loro condizione, ma il risultato di più fattori, come per esempio l’ambiente di vita. Rendere più consapevole la persona del proprio stato di salute è sicuramente preferibile che considerarlo un semplice paziente da curare.
Il problema obesità non deve più essere sottostimato, ma è necessario comprendere tutte le implicazioni che il fenomeno comporta, tra le quali vi è un notevole apporto economico. Difatti, è stato stimato che le spese sanitarie per curare l’obesità e le malattie ad essa collegata (come il tumori, diabete, ecc) raggiungono anche il 6% della spesa totale per l’assistenza sanitaria. Inoltre, vi sono anche costi indiretti, anch’essi imponenti, come la scarsa produttività, o addirittura la sua perdita, che i soggetti obesi fanno.
La sfida dell’Obesità nella Regione europea dell’OMS e le strategie di risposta (PDF)
10 cose da sapere sull’obesità (PDF)
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